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Il mio primo libro

Il mio primo libro

L’altro giorno mi sono chiesta, perché ho scritto questo libro? Qual è la vera ragione, la ragione più profonda?

Ecco la risposta…

Tutto iniziò a Stoccolma, 27 anni fa. Avevo 15 anni.

Ero una ragazza sportiva, bella, bravissima a scuola e piena di amici. La situazione economica dei miei genitori in quei tempi era molto buona, ricordo che mia madre mi portava agli allenamenti di nuoto su una bella auto sportiva ed io mi vergognavo. Preferivo andarci in metropolitana così i miei amici non mi vedevano arrivare, finché un giorno sono stata costretta a farmi accompagnare…

Per parecchi giorni un signore su una vecchia Volvo aveva seguito me e la mia migliore amica Michaela da scuola fino a casa. Io non mi ero resa conto di nulla però, per fortuna, la mia amica sì: era uno stupratore ricercato. Da quel giorno finì la mia libertà per un lungo periodo. Mi venivano a prendere a scuola e mi portavano agli allenamenti. Era la fine di un periodo di libertà però nonostante ciò ero felice, sempre circondata da amici e aspiranti fidanzati, anche se il mio cuore mi portava ad un un piccolo paese della Catalogna dove viveva il mio fidanzato che avevo conosciuto due anni prima durante una vacanza estiva.

L’ espansione della ditta di mio padre ed il benessere economico ci portarono a traslocare a Barcellona. Mio padre era architetto e lavorava sempre di più in Spagna e questo spinse i miei genitori a spostare la famiglia a Barcellona. Partimmo tutti tranne mio fratello più grande, Joakim, che rimase ancora un anno in Svezia per finire la scuola superiore. Detto e fatto, pochi mesi dopo abitavamo in Spagna.

Mi ricordo che ero molto entusiasta di andare a vivere in Spagna perché, come vi dicevo prima, il mio cuore e i miei pensieri erano lì, in una piccola cittadina non troppo distante di Barcellona. Vivevo una sensazione strana, ero felice ed eccitata al pensiero di traslocare nella calda Spagna però allo stesso tempo ero triste di lasciare le mie due migliori amiche Michaela e Jenny, il mio gruppo della scuola e gli amici del nuoto.

Per fortuna, il cambio non fu drastico, passai i mesi estivi in Spagna a visitare varie scuole insieme ai miei genitori. Alla fine i miei decisero per una scuola che ai miei occhi sembrava un albergo di lusso, aveva piscina, campi da tennis ed era situata in un quartiere molto bello di Barcellona. Era una scuola privata, ma era più bella da fuori che non da dentro. Mi stupì vedere gli allievi arrivare a scuola accompagnati da autisti, “dove sono capitata?” fu il mio primo pensiero, all’interno della scuola i ragazzi stavano in un angolo e le ragazze in un altro. Era tutto così strano per me.

Io venivo da una scuola pubblica svedese dove i miei amici provenivano da tutte le classi sociali, l’ambiente era molto più rilassato e non si dava del Lei agli insegnanti. Ancora più strano era che alcune delle mie compagne giocavano ancora con le Barbie. Io andavo già in discoteca, anche se non spessissimo a causa degli allenamenti e delle gare di nuoto che non me lo permettevano.

In quella scuola c’era una messa ogni mattina che non era obbligatoria mentre lo era la preghiera in classe. Io di religione non sapevo niente più di quello che avevo imparato a scuola in Svezia e cioè le religioni del Mondo. Tutto era così diverso, io ero così diversa. La gente mi guardava, forse non portavo vestiti adatti ai loro occhi.

Incominciarono le difficoltà, in matematica non capivo niente, ero molto indietro rispetto ai miei compagni, le lezioni di storia e scienze erano come cinese per me perché l’insegnante spiegava tutto in catalano, una lingua che ancora non capivo bene. In realtà facevo fatica in tutte le materie tranne in inglese dove mi sembrava di essere più brava dell’ insegnante.

Arrivarono i primi voti ed i primi risultati delle gare di nuoto. Avevo quattro materie sotto la sufficienza nel primo quadrimestre e a nuoto non facevo che peggiorare. Mi allenavo due ore prima della scuola e 3 ore dopo.

Era troppo!

Come potete capire la mia autostima era a pezzi. Ero passata ad essere una delle più scarse della mia classe quando in Svezia, pochi mesi prima, avevo i voti più alti ed ero la seconda nella mia categoria di nuoto. In Spagna invece faticavo a migliorare il mio tempo. Non mi classificai per partecipare ai giochi olimpici che era uno dei miei grandi sogni. Oltre a tutto questo mi ero riempita di brufoli. Non mi riconoscevo più. Dov’era finita la ragazza bella, brava e popolare? Tutto era così difficile ed io mi sentivo strana e una fallita.

Per complicare ancora di più le cose la situazione economica dei miei genitori peggiorò rapidamente a causa di una crisi economica. Mio padre decise di chiudere l’attività in Spagna, non aveva più senso rimanere lì. Ci propose così tornare però io rifiutai. “piuttosto vado a vivere in un collegio!!!!”, fu la mia risposta perché, come già vi ho raccontato, il mio cuore era lì in quel piccolo paesino. In realtà mi mancavano da morire le mie amiche in Svezia però il mio cuore voleva rimanere lì. Mio fratello Tobias, si trovava bene e voleva rimanere con me. I miei genitori decisero di accontentarci anche se immagino non sia stato facile per loro.

Questa decisione significò rimanere per molto tempo da soli, io e mio fratello, che allora aveva 17 anni, due anni in più di me. All’inizio avevamo una signora che ci cucinava e puliva la casa, però ad un certo punto i miei genitori non potevano più sostenere le spese e in poco tempo dovemmo arrangiarci a cucinare da soli. Ricordo che i nostri genitori ci davano un tot di soldi per il tempo che erano via, a volte una o due settimane, che dovevamo gestire da soli. I primi giorni andavamo a Mc Donald e mangiavamo pizza e gli ultimi riso in bianco. Qualcosina abbiamo migliorato da allora,…oggi mio fratello è direttore in una banca!! Eravamo comunque molto responsabili, studiavamo e andavamo a scuola tutti i giorni anche se non c’era nessuno a controllarci.

L’unica luce che io vedevo in quel momento era il mio ragazzo. Lui mi aiutò a sentirmi più bella, nonostante l’acne e a non sentirmi un fallimento anche se ero peggiorata molto a scuola ed a nuoto. Fu un periodo difficile, di cambiamento, di dolore, di crescita,..

Decisi di smettere di nuotare perché non riuscivo a studiare e nuotare allo stesso tempo e tenevo molto agli studi. Pian piano incominciai a migliorare a scuola, non diventai mai più la numero uno della classe però mi resi conto che non era così importante. Incominciai ad accettarmi per come ero, capii che essere metà svedese, metà argentina, aver viaggiato e conosciuto persone da tutto il mondo era solo un vantaggio. Potevo essere me stessa, cittadina del mondo. Non c’era bisogno di portare solo una bandiera. Non fu facile accettarmi e trovare la mia identità, faticai molto. Per chi mi circondava in quel periodo era così ovvio sentirsi “catalano”, il mio ragazzo sapeva quale era la sua bandiera ed era molto importante per lui. “E la mia bandiera, qual è?” Mi chiesi un giorno. La risposta arrivò qualche anno dopo.

Ricordo che l’ultimo anno delle superiori domandai ad una compagna di classe cosa voleva studiare e fare da grande, mi rispose: “voglio lavorare in un ufficio”. Il mio pensiero fu:“lei è messa molto peggio di me”, avevo molti interessi e dovevo scegliere una cosa che mi piaceva. Questa sua risposta mi ha accompagnata per molti anni, come può essere che una ragazza di questa età sia così inconsapevole su cosa fare… se avesse avuto un coach che l’avesse aiutata a capire cosa voleva fare sarebbe stato fantastico. Almeno avrebbe scelto una scuola allineata alle sue potenzialità e ai suoi valori.

Decisi di non studiare “per studiare” e di prendermi un anno sabbatico per conoscermi meglio, conoscere le mie radici e scoprire cosa volevo fare da grande. Andai in Sud America. Ricordo che nel mio volo per Buenos Aires c’era un ragazzo che mi chiese qual era lo scopo del mio viaggio ed io dissi: “Viaggiare per conoscermi” e lui rispose: “per conoscerti devi fare un viaggio interiore, le risposte sono dentro di te, non fuori”. Che saggio questo ragazzo, questo lo capii molti anni dopo.

Il viaggio mi servì per crescere, uscire della mia zona di comfort, maturare, vivere esperienze nuove e conoscere il mio attuale marito. Tornai in Europa felice di aver vissuto tante esperienze nuove però senza le idee chiare su cosa volevo . Decisi, alla fine, di studiare giornalismo. Il mio sogno allora era lavorare per la National Geographic e viaggiare intorno al mondo come “Corrispondente di guerra”.

Mi piaceva anche la psicologia però ero già psicologa dei miei amici. Mi presentai all’ esame di ingresso della facoltà di giornalismo a Barcellona. Ricordo che le mie mani tremavano, avevo la tachicardia, mi sembrò per un attimo di aver perso la capacità di pensare, non mi veniva niente per la testa. La mia ansia e la paura mi avevano paralizzato. Tornai a casa distrutta però non tardai a rialzarmi. La mia sete di conoscenza e voglia di imparare mi portò a scegliere un’altra Università che pensavo mi potesse piacere, Economia e Commercio con Marketing e Public Relations. “Perché no? Ci provo”.

Finii l’Università perché non mi piace lasciare le cose a metà però in realtà mi piacevano solo le materie umanistiche come Psicologia della Impresa, Risorse Umane,… e anche Marketing che mi ha aiutato molto in seguito per le mie attività, però, cosa sarebbe successo se io avessi avuto una coach che mi avesse aiutato a capire qual era la scuola più adatta a me? E se durante gli anni più difficili dell’ adolescenza avessi avuto un aiuto esterno? Sicuramente sarebbe stato più facile. I miei genitori sono sempre stati fantastici e non li cambierai per nulla al mondo però sono i miei genitori. Alla età di 15 anni c’erano cose delle quali io mi vergognavo di parlare con loro.

La mia determinazione, perseveranza, resilienza e l’appoggio del mio ragazzo ed amiche mi aiutò a superare le difficoltà e pian piano a migliorare la mia autostima però se avessi avuto un coach al mio fianco sarebbe stato molto più facile capire cosa volevo studiare, avrei avuto strumenti per gestire l’ansia e avrei accettato me stessa prima. Il passato è passato e adesso non serve a nulla guardare indietro.

Ho imparato a guardare il futuro. Questo mi ha aiutato a capire cosa “io voglio fare da grande” e chiedermi: cosa posso fare io per aiutare altre persone a stare e vivere meglio?

La decisione di fare coaching, specializzarmi sull’autostima e lavorare con adolescenti, facendo Teen Coaching mi rende felice. Adesso posso aiutare i ragazzi a vivere un’ adolescenza più facile e gli adulti a vivere la vita da loro desiderata. Lavorando tanto con adulti e adolescenti ho capito la grande importanza che ha l’autostima nelle nostre vite e questo mi ha spinto a scrivere questo libro.

Ho voluto che fosse un libro facile da leggere, adatto a tutti, non solo a persone con bassa Autostima, ma anche a persone che vogliono migliorarsi con i tanti esercizi pratici che propongo.

Il libro inoltre è molto valido per altri coach, counselor o psicologi che possono trovare materiale per aiutare i loro clienti e pazienti.

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